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4 motivi per promuovere il social learning

4 motivi per promuovere il social learning

Pubblicato da Emanuele Pucci | 30/Mar/2015

Il successo dei social è in gran parte dovuto a un’attitudine umana: ci piace guardare ed essere visti. Ma guardare è anche il primo passo per imparare. Per questo il social learning è una parte rilevante del processo di formazione a distanza e dell’apprendimento collaborativo. Ecco di seguito quattro ragioni per cui va sostenuto e perché si diffonderà ancora di più in futuro.

 1, Il social learning è insito nella natura umana

Nel 1960, uno psicologo, Albert Bandura, ha sviluppato una teoria chiamata Social Learning Theory. La teoria ha analizzato come le persone imparino attraverso l’osservazione degli altri. Altri studi hanno confermato la teoria, come quello sul comportamento di Burrhus Skinner e oggi, con il digitale solidamente intrecciato alla vita reale, il social learning è diventato un termine di successo, ma che riguarda quasi esclusivamente il web, la formazione online. Questo social learning, che in Teleskill studiamo e realizziamo in diversi contesti, riecheggia la teoria dell’apprendimento sociale di Bandura anche se oggi l’apprendimento avviene osservando e imparando dai coetanei, amici e colleghi su siti come Youtube, Facebook, Twitter o LikedIn.

Per chi opera in Teleskill il social learning identifica uno specifico tipo di e-learning in cui i contenuti formativi sono aggiornabili e condivisibili su un piano orizzontale, superando quindi il rapporto su piani differenti “docente – discente”. È una naturale evoluzione del nostro modo di vivere il web, sempre più connessi e sempre più mobili, utilizzando gli smartphone o i tablet. E sempre più “autori” non solo “fruitori” di contenuti. Il social learning accoglie queste istanze e rende possibile produrre contenuti in modo autonomo. Uno strumento formidabile a questo fine, nasce proprio in Teleskill e si chiama Easy Learning e più in generale l’applicazione Wiki-experience, soluzione brevettata da Teleskill, che consente di creare autonomamente pillole audio video contenenti esperienze da condividere con la collettività.

 2. Condividere è coinvolgere

La sfida più grande per i tutor di Comunità di Pratica ed in generale per ogni percorso formativo, è quella di coinvolgere le persone affinchè si sentano partecipanti attivi e non uditori passivi. La popolarità dei siti di social media conferma che siamo interessati a condividere conoscenze, informazioni, stati d’animo, ricordi, storie divertenti e a ricevere feed back dalla nostra comunità. Come si vede una prima condivisione della conoscenza è già in atto a questo livello base: se posto delle foto del mio viaggio in Turchia mostro immagini, filmati, racconto aneddoti. Un po’ della mia esperienza della Turchia diventa comune, condivisa, integrabile con quella di altri utenti. Aumenta il bagaglio informativo ed esperenziale di chi legge.

Lo stesso si può dire per la formazione di dipendenti e collaboratori in un’azienda. Nella formazione aziendale si pensato, in passato, che l’apprendimento avesse luogo tra le quattro mura di una classe, ma sicuramente si trascuravano altri contesti: lo spazio davanti la macchinetta del caffè in cui si condividevano pause e si scambiavano idee, o la sala fotocopiatrice in cui un collega amico ci rivelava una best practice. Oggi i social media sono l’espressione digitale di questi angoli di apprendimento informale. Le persone creano continuamente gruppi o comunità di pratica in cui condividere conoscenze e competenze. Proprio per supportare questa tendenza abbiamo aggiunto una componente social nella nostra piattaforma e-learning che permette a un utente iscritto di esprimere il proprio giudizio su un post inserito da un utente nella specifica comunità di pratica a cui è iscritto, consentendo agli utenti iscritti di diventare veri e propri giudici sulla qualità dei contenuti. L’utilizzo della webroom integrata in Single Sign-on all’interno della singola comunità di pratica (accesso consentito solo a chi può scrivere dentro quella comunità), permette di discutere in modalità audio-video le proprie convinzioni.

Guarda lo slideshare Teleskill sul social learning

 3. Il social learning supera le barriere

In Teleskill, anche in seguito a nostre esperienze con atenei ed enti di formazione abbiamo sempre sostenuto l’orizzontalità del social learning contro la verticalità dei vecchi modelli docente – discente. Il social learning testimonia proprio questo, una pillola di conoscenza può venire da uno o più allievi ed essere messa in condivisione per tutti. Già da tempo, Grazie ad un’altra nostra soluzione, Teleskill Live è possibile eseguire, ad esempio, riunioni di progetto, project work e in generale tutte le riunioni per condividere una competenza, capitalizzarla e registrandola, creando valore all’organizzazione. Anche in questo caso si supera la gerarchia tra “chi sa” e “chi impara”, ma tutti possono generare conoscenza. Siamo fortemente convinti che il dialogo e il confronto crei molta più conoscenza della sola somma dei saperi. Lo sviluppo del nostro software proprietario Teleskill Live è stato realizzato pensando alla migliore modalità per permettere agli utenti che partecipano a una classe virtuale, ad esempio, di esprimersi attivamente durante una lezione, per contribuire a creare conoscenza grazie al proprio intervento. La tecnologia non deve essere un limite, ma un valore aggiunto. Troppo spesso si vedono software che limitano gli interventi degli utenti grazie ad un’usabilità davvero poco allettante.

Se vuoi saperne di più guarda il video Teleskill sulla classe virtuale


4. Il social learning integra la formazione tradizionale

Nel saggio “Drive. La sorprendente verità su ciò che ci motiva nel lavoro e nella vita”, Daniel H. Pink evidenzia come gli esseri umani abbiano il desiderio di essere autonomi, autodeterminati, ma connessi. Ed è questa tendenza quella che funziona per ottenere di più dalle persone anche in tema di apprendimento. Il social learning, infatti, è un processo continuo che avviene autonomamente, spontaneamente e, a volte involontariamente, ma sempre in forma collaborativa. I social media sono di grande aiuto in questo processo, ma se le finalità del social learning sono più aziendali, il consiglio è di passare a soluzioni più specifiche: il servizio WikiExperience risponde pienamente a questi bisogni. È una servizio che, con intuitività e semplicità d’uso permette la catalogazione e la condivisione sia della scoperta individuale brillante e originale sia della best practice consolidata e diffusa. Per mezzo di una videopillola multimediale, realizzabile dall’utente grazie a WikiExperience, si ottiene una comunicazione immediata, permanente, sempre accessibile a tutti gli addetti. Le wiki pillole potranno essere “trovate” dagli interessati tramite ricerca selettiva della risposta più mirata (motore di ricerca interno). Così facendo si tende a capitalizzare le competenze dei membri di una comunità, aumentando il valore dell’impresa o dell’organizzazione.

 

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